L’industria della seta è stata per tutto il XIX secolo l’attività più importante del territorio lariano, non solo incidendo in modo significativo sull’economia locale, ma anche modificandone sensibilmente il paesaggio: dalla presenza sempre più diffusa delle colture di gelso, alla canalizzazione delle acque, fino ad arrivare alla realizzazione delle architetture industriali che conosciamo, la tradizione della seta ha lasciato tracce evidenti su tutto il territorio lecchese.

Già in età rinascimentale era praticata a livello locale la gelsibachicoltura per i tessitori milanesi; durante la dominazione spagnola, la lavorazione della seta si diffuse nelle campagne lariane dove intorno alla metà del ’600 erano già in funzione 124 “mulini da seta”. Questo processo continuò per tutto il secolo successivo: il territorio lecchese divenne il principale polo produttore di seta greggia della regione, raggiungendo l’apice intorno alla metà del XIX secolo, con oltre 300 impianti registrati tra le valli e il lago. A metà degli anni ’40 dell’800 la Brianza lecchese arrivò a costituire una zona territoriale omogenea, dove le colture di gelso erano prevalenti su ogni altra coltura e, oltre ad alcuni setifici di maggiore rilevanza, l’intero paesaggio era contraddistinto dalla presenza diffusa di filatoi e filande caratterizzate dal medesimo modulo costruttivo semplice e funzionale della cascina lombarda.

Oggi alcuni dei maggiori siti industriali sono stati trasformati in musei, per tenere viva la memoria di un’epoca storica in cui il territorio lecchese è stato al centro di un significativo sviluppo economico. Per chi visita Lecco e i comuni limitrofi non può mancare un affondo sulle tecniche più antiche e tradizionali che hanno reso grande l’industria serica locale: per scoprire tutto quello che c’è da sapere su questo affascinante capitolo della storia lecchese, ecco i musei da non perdere

Civico museo della seta Abegg di Garlate

Il Civico Museo della Seta Abegg di Garlate: tra i più antichi e prestigiosi musei del territorio lecchese

Lo sviluppo del paese di Garlate è legato in modo inscindibile alla lavorazione della seta. Fin dal XVIII secolo, il piccolo comune affacciato sul lago è stato punto nevralgico per la produzione serica lombarda grazie alla presenza della filanda gestita dalla famiglia Gnecchi. Nel 1887, quando gli Gnecchi decisero di abbandonare la produzione per dedicarsi al commercio della seta, subentrarono gli Abegg, imprenditori svizzeri che segneranno la storia dell’industria tessile lombarda e non solo.

Sotto la loro direzione, la filanda di Garlate registrò un significativo sviluppo fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Il conflitto, unito alla crisi economica del 1929 e all’introduzione delle fibre sintetiche, provocò il declino dell’intero comparto: la filanda di Garlate venne dapprima trasformata in incannatoio e, quando anche questo tentativo di riconversione non portò i risultati sperati, il direttore delle aziende italiane degli Abegg Carl Jobb avviò l’intenso lavoro di raccolta e conservazione dei macchinari dismessi per la realizzazione di un museo.

Il Museo della Seta Abegg apre al pubblico nel 1953, lo stesso anno della fondazione del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, diventando così uno dei più antichi e significativi siti museali del territorio lecchese. Oggi nelle sale dell’opificio sono esposti macchinari industriali, strumenti e attrezzi che illustrano tutte le fasi della produzione serica: dall’allevamento del baco alla filatura, dalla torcitura alla preparazione del filo per la tessitura. Il museo propone visite guidate su prenotazione, laboratori per famiglie e attività didattiche rivolte a scuole e gruppi, mantenendo vivo il legame tra la comunità e la sua identità storica.

Civico museo setificio monti Abbadia Lariana

Il Civico Museo Setificio Monti di Abbadia Lariana: museo industriale tra storia e lago

Ad Abbadia Lariana si trova un altro significativo opificio restaurato e trasformato in museo: il Civico Museo Setificio Monti. Il sito risale all’inizio del XIX secolo: intorno al 1818 il setaiolo Pietro Monti proveniente dai territori a sud di Milano trasformò un follo (una struttura per la lavorazione del pannilana, con annessa roggia e ruota idraulica) in un filatoio per la seta. 

Nel 1869 l’impianto venne ampliato con la costruzione di un edificio per l’allevamento dei bachi da seta e con l’installazione di nuovi torcitoi.

L’attività produttiva proseguì fino al 1934, dopodiché l’impianto venne dismesso. Nel 1978 il Comune di Abbadia Lariana acquistò l’edificio per avviare le operazioni di restauro delle strutture e dei macchinari. Arricchito con materiali raccolti da altri filatoi scomparsi, nel 1998 l’edificio è stato inaugurato come “Civico Museo Setificio Monti”. 

Al suo interno una delle attrazioni principali è il grande torcitoio circolare del 1818, restaurato e rimesso in funzione. Il luogo non è solo un museo, ma un vero e proprio sito di archeologia industriale: visitarlo è un’esperienza immersiva che consente non solo di comprendere le varie fasi di lavorazione della seta, ma anche di cogliere l’atmosfera dell’epoca, scoprendo un luogo che è stato attraversato da lavoratrici e lavoratori, quotidianamente vissuto come spazio di lavoro e socialità. 

L’edificio, situato tra lago e montagna, offre una cornice suggestiva che rende la visita ancora più affascinante. Il museo, inoltre, è un luogo di scoperta adatto a tutti: famiglie, gruppi e scuole possono partecipare a visite, attività e laboratori didattici. Una tappa da non perdere per chi desidera conoscere non solo la storia produttiva del territorio lariano, ma anche vivere da vicino uno spaccato di un’epoca antica. 

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