È il rione più meridionale della città, posto al confine con l’abitato di Vercurago, e si affaccia sul lago di Garlate. È solcato dalle acque del Culigo, un piccolo torrente proveniente dal monte Magnodeno, che si innalza alle spalle del rione.

Il rione, addossato per tutta la sua lunghezza alla montagna che lo sovrasta – quasi a fondersi con le sue basse pendici – si sviluppa nei pressi del luogo dove un tempo sorgeva la “chiusa”, ovvero la frontiera fra il Ducato di Milano, di cui Chiuso faceva parte, e la Repubblica di Venezia.

Sulla sommità del vicino colle di Somasca si trovano i resti della Rocchetta, antica fortezza che fu ultimo baluardo del Ducato di Milano contro la Repubblica di Venezia: proprio qui, appunto, passava il confine tra i due stati. Tale frontiera era una delle poche attraversabile a piedi; era quindi particolarmente sensibile, oltre che strategica. Questa singolare condizione e ubicazione portò gli abitanti di Chiuso – dediti in prevalenza all’agricoltura – ad attraversare, per secoli, situazioni di calamità e rappresaglie, che tennero avvolto il comune in una coltre di miseria difficile da scacciare.

Fu la generosità di Alessandro Manzoni a donare luce e gloria a questo luogo: ne I promessi sposi vengono raccontati squarci di vita vissuta in questo piccolo paese, ed è proprio qui che si risolve la vicenda del rapimento di Lucia. Lo stesso Innominato – figura che rappresenta i signorotti locali che tiranneggiavano sui piccoli paesi del circondario – scende dal suo castello, idealmente collocato da Manzoni dove sorge la Rocchetta, e giunge proprio a Chiuso, dove, per intercessione del cardinale Federigo Borromeo, ha luogo la sua conversione.
A Chiuso sorge un altro luogo di memoria manzoniana, ovvero la Casa del Sarto, che s’incontra sulla via principale del rione, via del Sarto appunto. La grande attenzione rivolta da Alessandro Manzoni a Chiuso si deve a un episodio autobiografico dell’autore: il beato Serafino Morazzone, curato del paesino vissuto tra Sette e Ottocento e morto in odor di santità, fu l’amato confessore del Manzoni. Un piccolo museo che raccoglie i ricordi del beato Serafino e le testimonianze dei cordiali rapporti tra lui e Manzoni sorge nei pressi della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. 

Origine del nome: il comune ha assunto questa denominazione per via della sua posizione, non lontana dal confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia: la cosiddetta “Chiusa Visconti”, ovvero la frontiera fra i due Stati. 
Soprannome abitanti: per via della non felice posizione del rione, gli abitanti sono tradizionalmente soprannominati “Büs”, ovvero “buco”.
Da non perdere: la Rocca dell’Innominato sul colle di Somasca, la Casa del Sarto nel cuore del rione e, verso la fine dell’abitato, la chiesetta di San Giovanni Battista: quest’ultima, di origine romanica, oltre a conservare suggestioni letterarie manzoniane, è scrigno di preziosi tesori artistici, come gli affreschi del XV secolo attribuiti a Pietro da Cemmo o ai fratelli Baschenis. 

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