Ferrata Gamma 1
Un’esperienza alpinistica sulle Prealpi lombarde
Lecco vanta una tradizione unica nel panorama alpino: qui le vie ferrate non sono solo itinerari sportivi, ma una diretta evoluzione dell’ingegno lecchese nella lavorazione del ferro. Catene, scale e fittoni, un tempo prodotti a “km zero” nelle officine della città, hanno trasformato pareti leggendarie in percorsi accessibili, oggi completamente riqualificati secondo i più moderni standard di sicurezza. Salire una ferrata a Lecco significa ripercorrere le tracce dei grandi dell’alpinismo come Walter Bonatti e Carlo Mauri, immersi in un contesto paesaggistico dove il calcare delle Grigne e del Resegone si tuffa direttamente nelle acque del Lario.
Tra le pareti che dominano la città, la ferrata Gamma 1 al Pizzo d’Erna (EEA – D) è un classico imprescindibile. Pur avendo difficoltà tecniche modeste, il suo notevole dislivello (600m) la rende impegnativa e molto suggestiva, con una prima parte verticale ricca di scale metalliche a picco sulla città. Una via di fuga a metà tracciato conduce al Rifugio Stoppani.
Per chi cerca invece la massima tecnicità, la Gamma 2 sul Resegone (EEA – TD) è considerata tra le più difficili delle Alpi; è un itinerario per esperti che alterna cenge sospese a pareti molto verticali e fortemente esposte. Il punto chiave del percorso è rappresentato da un verticale “diedro camino” che richiede un’ottima tecnica di progressione prima di raggiungere la cima del Dente a 1810 metri.
Sempre sul Resegone si trovano opzioni più accessibili come la Centenario (EEA – PD) e la Franco Silvano (EEA – PD). La prima risale stretti canalini in un contesto di grande fascino ambientale, mentre la seconda conduce alla vetta di Punta Cermenati fino a raggiungere un pulpito panoramico.
Non si può infine dimenticare la Ferrata Medale (EEA – D), una via tecnica che risale la maestosa parete del Corno Medale; qui il cavo metallico è una presenza costante lungo tutto il percorso, supportato da staffe nei tratti più impegnativi. La via è molto tecnica e si conclude con un sentiero attrezzato che porta alla croce di vetta a 1029 metri.
Spostandosi verso la Valsassina, l’ambiente si fa più severo e montano. La ferrata Simone Contessi (EEA – D) al Monte Due Mani si sviluppa su otto diversi torrioni, con un passaggio chiave strapiombante chiamato “Torrione della discordia” che mette alla prova la forza degli escursionisti. Ai Piani di Bobbio si trovano invece lo Zucco Pesciola (EEA – TD), caratterizzato da un bastione verticale e un diedro faticoso ad alta quota, e la Mario Minonzio (EEA – D), un percorso di cresta molto panoramico che richiede passaggi tecnici anche in discesa prima di raggiungere la vetta dello Zucco Campelli.
Anche i Corni di Canzo offrono emozioni verticali con le vie della Brianza lecchese. La 30° OSA al Corno Rat (EEA – D) è celebre per la sua placca impegnativa e un terrazzino panoramico sospeso, mentre la Venticinquennale (EEA – D) risale il Corno Occidentale attraverso un originale canale-diedro con una profonda fessurazione e una scala verticale di dieci metri.
Unica nel suo genere, la ferrata della Galleria di Morcate (PD, con varianti fino a AD) a Varenna è un itinerario è moderatamente difficile con un attacco insolito direttamente dall’interno di un tunnel stradale. È un percorso breve (meno di un’ora) ma molto suggestivo perché si sviluppa a picco sul Lago di Como. Nonostante la brevità, presenta pareti strapiombanti e passaggi atletici che richiedono forza nelle braccia, essendo quasi interamente attrezzata con staffe e catena.
Affrontare le ferrate lecchesi richiede consapevolezza e l’attrezzatura corretta. È obbligatorio l’uso del kit completo (imbracatura, casco e set da ferrata con dissipatore di energia) e si raccomanda di consultare sempre il meteo, evitando la salita in caso di temporali. Per chi è alle prime armi, il supporto delle Guide Alpine è fondamentale per imparare le tecniche di assicurazione e progressione in totale sicurezza.
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